Personal Branding del Politico – come essere eletto al primo turno

Gennaio 9, 2018


Il personal branding del politico sta prendendo piede sempre più velocemente, con le nuove generazioni dei politici.

Spesso legato allo stesso brand del partito, altre volte personalizzato al politico stesso per ottimizzare la comunicazione e differenziarsi.

Il Coach (chi chiamato Branding coach, chi Mental coach) è un professionista che interviene in questo lavoro e utilizza strumenti che portano novità, in alcuni casi, confermano e consolidano in altri.

Ma esiste il personal branding del politico?

Il personal branding del politico rimane sempre un lavoro fatto di incognite. Perché?

Il politico è un acrobata: si mantiene in equilibrio dicendo l’opposto di quel che fa.
[Maurice Barrès (1862 – 1923) scrittore giornalista e politico francese]

 

Personal Branding del Politico

 

Se partiamo solamente da questo presupposto, possiamo già capire che ogni politico agisce in un determinato modo, personale e dettato spesso da una situazione agevole, venutasi a creare nel tempo.

Quindi, se anche ti propongono di essere eletto al primo turno…non crederci mai e lavora su come fare a realizzare questo obiettivo!

Cosa intendo? Partiamo da un concetto base.

Alcuni politici possono essere cresciuti da una “scuola di partito”, facendo gavetta; altri invece da un bacino di utenza creatosi nel territorio; altri ancora da una corrente che al momento è estremamente di moda e quindi tendono a cavalcare quest’onda (il partito più forte….).

Ma in questo articolo non si parlerà di politica ma si analizzerà il brand che DOVREBBE avere un politico.

In ognuno di questi tre casi, si può lavorare sul brand, a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere.

Se è vero che è un professionista, ha un’immagine da rappresentare e da comunicare e deve esprimere: professionalità, capacità, fiducia, credibilità.

In alcuni casi viene fatta, in altri no, alcune volte per metà. Ecco come si viene eletti subito

Metto tre esempi che ti aiuteranno a capire cosa utilizzare e cosa no!

Il primo caso

Il politico cresciuto dalla gavetta – ha un forte brand alle spalle, il proprio partito, ma è lui che lo rappresenta sul territorio.

Matteo Salvini, è partito dalla gavetta, cresciuto nelle file del proprio partito, ha portato avanti i valori e le idee del suo movimento.

Cosa succede? Il partito va in crisi (per vari motivi che non sto ad elencare), lui cosa fa? Semplicemente si assume l’onere della leadership, riprendendo in mano il brand del partito, utilizzando gli strumenti che erano più efficaci in passato.

I loro cavalli di battaglia sui loro valori. Lui stesso cambia stile, tornando “all’aggressività” che caratterizza il partito, con parole forti e decise, per ottenere una cosa sola: riposizionamento del brand.

Allo stesso tempo anche lui diventa un brand, infatti, rappresentando il movimento, ha la necessità di rivedere alcuni suoi aspetti. Vestibilità: casual informale (che riprende anche lo stile “povero” dei contadini padani); Vivibilità: resta aggiornato coi tempi, usa un tablet per tutti gli appunti, gestisce sempre le argomentazioni, rapportandosi allo stile di vita di tutti. Vitalità: energia sempre e ovunque, ma mai con la carica troppo aggressiva. Nessuna azione di movimento estremo, sempre controllato e controllabile, per non eccedere e rischiare di perdere audience.

Il secondo caso

Il secondo politico – quello nato dal bacino di utenza – può comunque nascere dalla gavetta, ma la sua peculiarità è proprio legata al partito consolidato sul territorio. Quel partito che, indipendentemente dalle elezioni, eleggerà sempre qualcuno.

In questo caso il suo brand è antico e logoro, ma ancora efficace in certe situazioni. La maggiore preoccupazione viene dal fatto che la comunicazione si sta spostando e quindi deve aggiornarsi senza meno.

Qui di esempi ce ne sono diversi, ma ne faccio due opposti presi dallo stesso partito. Il primo è Pier Luigi Bersani, consolidato, sa che verrà sicuramente eletto, lascia quindi che il brand sia il partito e non lui.

L’unico tentativo che fa per essere un brand, lo fa mettendosi contro un altro brand e decisamente più forte, andando a commettere errori su errori, tralasciando regole fondamentali di questo gioco.

L’altro esempio è Matteo Renzi, stesso partito, consolidato a sua volta, sa che verrà eletto sicuramente ma, a differenza del primo, lavora sul brand personale, cercando e ottenendo di diventare lui stesso il marchio che rappresenta.

Dove lavora immediatamente? Sul modelling. Uno strumento che utilizza un sistema semplice: guardare coloro che hanno ottenuto i migliori risultati e copiarli.

Peccato che non sia così semplice, perchè ci sono moltissime varianti e vanno calcolati gli effetti.

Il terzo caso

L’ultimo – il politico che cavalca l’onda – il movimento nascente, quello che sta raccogliendo molti consensi, il nuovo che avanza e che porterà scombussolamenti.

Anche in questo caso è un brand di partito, che traina la comunicazione principale, ma all’interno ci sono troppe novità e quindi anche moltissime opportunità per crearsi il proprio brand.

È il caso di Alessandro Di Battista, che cavalcando l’onda del M5S, ha dovuto lavorare sul proprio marchio, per portare chiarezza su molti aspetti.

Non è il leader, ma è un leader, infatti ha lavorato su se stesso per tirare fuori gli strumenti necessari al fine di diventare un marchio nel marchio.

La comunicazione la cerca e, le poche volte che la riesce ad utilizzare in modo efficace, tenta sempre di essere preciso e diretto.

Questi tre esempi, hanno tutti un denominatore comune: la comunicazione

La comunicazione è lo strumento più importante da utilizzare, deve essere fatta nella maniera più efficace possibile, al fine di ottenere risultati immediati e continuativi.

Una comunicazione “doppia”, fatta sia del proprio partito/movimento, sia dallo stesso politico. Il secondo caso è quello che ci interessa maggiormente.

Personal Branding del Politico

Ecco gli elementi diversi del personal branding del politico

Questi elementi hanno una caratteristica particolare rispetto agli altri.

Tutti gli elementi sono impostati sulla comunicazione, ma:

  • La vestibilità è l’elemento che ti mostra verso il pubblico e quello che ti da subito la prima impressione. Se rimani sul classico, rimani anonimo. Oppure decidi di utilizzare abbigliamento selezionato per il target di riferimento, esponendoti.
  • La vitalità e la vivibilità, non sono incentrate sul proprio personal branding, ma servono da canale comunicatore per attirare il pubblico e sollecitarlo sulle tematiche di riferimento.

Non esistono politici se non comunicano. Non esistono nemmeno politici che non negoziano. 

E non esistono politici che non scendono a compromessi per avere risultati utili al raggiungimento dei loro obiettivi.

Come fa un politico a lavorare sul proprio brand e a diventare un marchio sul mercato della politica?

Ecco gli ultimi 4 elementi fondamentali per raggiungere l’obiettivo:

  1. La comunicazione deve essere mirata al TUO target. Non devi piacere a tutti e non ci riuscirai mai. Quindi: abiti, loghi, modo di parlare e argomenti, dovranno essere specifici per il tuo elettore tipo.
  2. Estrarre dalla comunicazione del partito, quella più adatta a te e al tuo target. Modificala e differenziala per quello che è il tuo obiettivo
  3. Esprimi la tua vitalità e vivibilità, paragonandola a quella dei tuoi elettori, facendola diventare uno stile di vita che è “normale” e non modificabile. E’ tua e deve rimanerci!
  4. Non venderti per quello che non sei, ma resta coerente con ciò che rappresenti nella realtà. Con semplicità e con chiarezza. Sarà questa la differenza che ti aiuta nel rush finale, soprattutto ne continuare ad apparire come hai sempre fatto.

Non sarà la strada più complessa a farti vincere, ma sarà quella più facile a continuare a vincere.

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